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Aria, acqua, terra. John Keegan, autorità massima della storiografia militare, ci riconduce su quei campi di battaglia, su quelle spiagge, quei mari, quei cieli, per seguire gli avvenimenti da una prospettiva ravvicinata.

La storia militare è fatta di strategie, logistica, tecniche e tecnologie. Ma è soprattutto una storia di uomini. Ed è questo il volto delle vicende belliche che racconta Marco Scardigli analizzando le battaglie avvenute sul suolo italiano dall'invasione longobarda, nel VI secolo, al Trecento. Il XX secolo, con lo spaventoso numero di vittime provocate da due guerre mondiali e vari genocidi, è stato definito "il secolo più violento della storia", e l'alba del nuovo millennio sembra prefigurare scenari non meno inquietanti, diffondendo ovunque una crescente sensazione di insicurezza e paura.

E le cifre che fornisce sono impressionanti. Le guerre tribali hanno causato, in rapporto alla popolazione mondiale del tempo, quasi il decuplo dei morti delle guerre e dei genocidi del Novecento.

Il tasso di omicidi nell'Europa medievale era oltre trenta volte quello attuale. Schiavitù, torture, pene atroci ed esecuzioni capitali per futili motivi sono state per millenni ordinaria amministrazione, salvo poi essere bandite, nel volgere di un paio di

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Seconda guerra mondiale

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In 10 minuti i cannoni da 75 e i sono messi fuori combattimento, le cupole distrutte, il forte è cieco e muto. La capacità di Wenzel di assumere il comando resta un esempio del germanico Auftragstaktik. Ci si trova di fronte a un capolavoro di arte militare. Questa vittoria tattica permette al comando tedesco di utilizzare due ponti sul canale Alberto e di mettere fuori combattimento un potente forte.

Se i due obiettivi non fossero stati raggiunti, le forze anglofrancesi avrebbero raggiunto la piazza di Liegi e non sarebbe stata possibile la sorpresa delle Ardenne. Il 27 maggio i Belgi ne ebbero abbastanza e si arresero, previa la rituale distruzione delle bandiere, con il giovane re Leopoldo III in testa, seguito da Sicuramente il padre di Leopoldo e i caduti nella Grande Guerra si saranno rivoltati nella tomba.

Le nostre concezioni politiche non ammettevano che una guerra imposta, quindi difensiva. Il 20 maggio Gamelin, che nel panico generale resta un esempio di aplomb, anche se sorge il dubbio che degli accadimenti non avesse capito niente, viene silurato con i ringraziamenti del governo e del paese per la sua opera.

Era un classico prodotto della società militare francese. Uomo di intelligenza raffinata, freddo, colto, tranquillo, incrollabile nei suoi convincimenti, valutazioni e certezze, poteva vantarsi di essere stato il più giovane comandante di divisione nella Grande Guerra. Era circondato da ufficiali del suo temperamento e curava molto i rapporti con i politici, in particolare con Daladier, di cui era diventato il pupillo.

Tra i due non vi era una grande affinità di idee. Il primo sosteneva una minaccia per la Francia mentre Georges ne sminuiva la pericolosità. Anche sullo strumento militare italiano i pareri erano diversi. Gamelin, amico di Badoglio, lo stimava di scarsa pericolosità, Georges ne parlava come di un esercito formidabile. Su Gamelin i giudizi si sprecano. I principi che lo caratterizzano sono espressi nel preambolo alla sua Istruzione n. Joffre non avrebbe esitato a silurare Georges, ma nella seconda guerra mondiale questa pratica era sconosciuta.

Fu per lui una sorpresa, la lettera di Reynaud che lo sollevava dalle sue funzioni. In una Silhouettes contemporaines della Revue des deux mondes del luglio il giornalista Fidus ne tratteggia il ritratto. Weygand, parlando in terza persona scrive di essere arrivato il 25 luglio, di aver preso la direzione dello stato maggiore polacco il 27, di aver compilato il sei agosto il piano di battaglia, e, dopo la capitolazione russa, di essere ripartito il 25 agosto, tra grandi festeggiamenti popolari, il tutto in uno stile che ricorda Cesare.

Nel novembre torna in patria, narrando di avere lasciato alle spalle un paese pacificato. Fece a tutti una eccellente impressione. Il generale confessa di non sapere perché sia stato richiamato, è ricevuto da Reynaud, presente il silenzioso Pétain. Il primo, messolo a parte della gravità della situazione, lo invia al quartiere generale.

Trova naturale di essere rimpiazzato e dichiara di non avere recriminazioni, solo lamentando che Reynaud sia sempre stato mal disposto nei suoi riguardi. Reynaud nella notte tra il 5 e il 6 maggio rimaneggia il governo, assume il portafogli della Difesa con Daladier agli Esteri, nomina Mandel, uomo forte che aveva sostenuto Clemenceau nel soffocamento del disfattismo degli anni , ministro degli Interni. De Gaulle, facente funzione di generale di brigata, è nominato sottosegretario alla Guerra e il venerando Pétain vicepresidente del consiglio.

Richiamato dalla Spagna, arriva a Parigi il 16 maggio. Ora sarà al mio fianco. Viene accolto con grande deferenza e nel Consiglio dei ministri siede alla destra del Presidente della Repubblica.

Weygand non ha il tempo di effettuare aggiustamenti e si limita a nominare capo di gabinetto un suo fedelissimo, il colonnello Bourget, già capo di stato maggiore a Beirut.

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Tornato a Parigi, esaminata la situazione, Pétain conferma Georges nel suo incarico. Il giorno seguente alle ore nove torna al quartiere generale per prendere le consegne.

Con i Tedeschi alle calcagna la cosa era piuttosto difficile. Ma anche Pétain non tarda a rendersi conto della rotta che va profilandosi. Simbolo della sconfitta un ignoto, malandato soldato lo avvicina e gli chiede che cosa deve fare di un deposito di La cosa, in effetti, non era sfuggita a nessuno…. Al Comitato di guerra del giorno 25 Weygand dichiara che la Francia è entrata in guerra senza possedere i materiali e la dottrina necessari.

Qualunque idea di tappare le falle e accerchiare gli invasori è insensata. Il criterio da seguirsi, invece, è quello di martellare sulle falle. Che cosa possono fare i tedeschi quando entrano in un paese? I centri abitati devono essere muniti di fucilieri e gli equipaggi dei carri armati presi di mira appena tentassero una sortita dai loro veicoli.

Quando non riuscissero ad ottenere né cibo né bevande, né carburanti, non potrebbero che ripartire in mezzo a una grande confusione. Sembra quasi che il primo ministro volesse, come per un antico castello, prendere i carri con la fame. Il convincimento che le Ardenne, ostacolo imponente, fossero impraticabili per le forze corazzate era unanime.

Inoltre per una eventuale operazione di passaggio della Mosa, preceduta dal necessario schieramento delle artigliere, era calcolato un periodo da otto a nove giorni, tempo sufficiente per disporre le contromisure. È a Sedan che la Francia gioca il suo destino.

Il 12 tre panzerdivisionen arrivano alla Mosa, il 13 la superano, il 14 e il 15 sfondano il fronte, il 17 dilagano verso ovest. La disomogenea qualità delle unità francesi contribuisce al disastro. Va aggiunto che le fortificazioni non erano state completate, con trincee e camminamenti appena abbozzati e linee telefoniche non interrate. Se le truppe francesi che le presidiavano fossero state dotate di cannoni anticarro ne avremmo certamente risentito le conseguenze poiché la maggior parte dei nostri carri era costituita da vecchi Mark I, estremamente vulnerabili!

Alle 3 del mattino arrivano al quartiere generale di Georges, lo Château des Bondons. Georges si alza a salutare Doumenc. È terribilmente pallido: il nostro fronte è stato affondato a Sedan. Ci sono state defezioni. Cade sulla sedia, singhiozzando. Doumenc si sforza di rincuorarlo: Mio generale è la guerra e nella guerra vi sono sempre degli sbandamenti!

Quando un capo comincia a dire: A che cosa serve? Figlio di un ufficiale, nacque nel a Kulm, ora polacca, e visse a Colmar, francese dopo la prima guerra mondiale. Stranamente per un giovane ambizioso scelse, come primo incarico, di servire in un battaglione di fanteria leggera, subito interessandosi alle comunicazioni. Nel , a 25 anni, venne selezionato per la Scuola di guerra, ufficiale più giovane tra Alla fine della campagna di Polonia le divisioni leggere furono trasformate in divisioni panzer.

Ha ai suoi ordini 3 divisioni corazzate, ciascuna su 4 battaglioni corazzati e 4 divisioni motomeccanizzate, oltre al reggimento motorizzato Grossdeutschland su 4 battaglioni con cannoni pesanti semoventi da 75 e Missione: attraversamento del Lussemburgo e del Belgio in direzione di Sedan, superamento della Mosa e sistemazione di una testa di ponte sulla riva sinistra.

Lo strumento a disposizione di Guderian è formidabile: carri armati, fanteria meccanizzata, artiglieria, autoblindo, motociclisti e genio uniti nella panzerdivision costituiscono un insieme armonico e duttile.

Le comunicazioni radio sono eccellenti. Guderian spiega la sua attività di comando con ordini cifrati e trasmessi per radio dal carro comando, gli ordini scritti predisposti dal suo capo di stato maggiore non superano mai le due pagine. I comandanti furono scelti personalmente da Guderian ed il suo capo di stato maggiore era il generale Nehring. Essi conoscevano i miei principi fondamentali di lotta e sapevano che i reparti corazzati, quando sono mandati in viaggio, sono muniti di un biglietto valido sino alla stazione capolinea.

Nel nostro caso essa si chiamava Manica! Questi ufficiali a loro volta manifestavano nei suoi confronti una grande ammirazione anche se lo criticavano per la sua incapacità di ascoltare le altrui opinioni fino in fondo. Alle 4,30 del 10 maggio, alla testa della 1 a divisione Panzer, Heinz Guderian attraversa il confine con il Lussemburgo, direzione Sedan, distante chilometri.

Alle 9 varca il confine belga. Non vi fu resistenza da parte lussemburghese, mentre i Cacciatori delle Ardenne si limitarono ad azioni di retroguardia. Imbottigliamento dei carri o degli autoveicoli lungo le strette strade, bombardamenti, condizioni meteorologiche, opere di distruzione, una decisa opposizione nei punti critici.

I piloti partecipano alle esercitazioni terrestri, i carristi a quelle aeree. Gli Stuka si lanceranno in picchiata anche dopo aver esaurito il munizionamento, azionando le loro terrorizzanti sirene con un effetto paralizzante sui difensori. Sarebbe ingeneroso un raffronto con i bombardamenti che a Verdun i poilus subirono nella prima guerra mondiale? In tutto transitarono, per le disagiate strade e sentieri delle Ardenne, Osserva Lucio Ceva che il XIX Panzerkorps , se incolonnato su una sola strada, si sarebbe allungato per un migliaio di chilometri dal confine occidentale a Könisberg nella Prussia Orientale.

Le problematiche sul movimento di un corpo corazzato avevano lasciato insonni gli esperti militari francesi. I generali francesi sono prima perplessi, poi sorpresi, poi sconvolti. Le tranquille certezze si rilevano fallaci. Un politico invece, Pierre Taittinger, presidente della Commissione militare della Camera dei deputati, è di avviso diverso. Accerta che le fortificazioni sono insufficienti e solleva perplessità perché il settore è tenuto da due divisioni di seconda schiera e da una di riserva.

Accademicamente il ragionamento non era sbagliato. Guderian il 12 maggio raggiunge la Mosa con un vantaggio di 24 ore sulla tabella di marcia. Il 13 è pronto ad attraversarla ma i ponti sono stati distrutti. La fanteria della prima panzerdivision, protetta da un ombrello aereo di Stuka, alle 15,30 attraversa il fiume su battelli pneumatici, mentre i cannoni dei carri sparano a zero.

Sfonda su un fronte di due chilometri ad ovest di Sedan e crea una sacca di cinque chilometri. La città è in fiamme. Il comando francese non si rende conto della situazione, reagisce con lentezza. La notte tra il 13 e il 14 maggio, su un ponte costruito dai genieri della prima panzerdivision, transitano centinaia di carri sotto la personale supervisione di Guderian.

Kleist lo raggiunge il giorno 17 e lo accusa di non aver tenuto conto delle sue indicazioni. Guderian presenta le sue dimissioni che sono accolte. Sarà lui, il primo generale tedesco a vedere la Manica il 20 maggio , dopo una cavalcata di chilometri percorsi in 11 giorni. Ma era stata interamente prevista? Io non lo credo: non più prevista comunque, di quanto lo fosse la manovra di Napoleone a Jena o quella di Moltke a Sedan nel Fu un caso di perfetto sfruttamento delle circostanze.

Nelle truppe in ritirata si diffonde la paranoia per una presunta Quinta Colonna alle spalle. Si spargono voci inverosimili come quelle del lancio di paracadutisti tedeschi dietro le linee. Il ministro degli Esteri olandese E. Il comando inglese metteva in guardia i reparti, invitando gli ufficiali ad una stretta sorveglianza.

Per associazione di idee vengono alla mente le teorie su trame e tradimenti con i quali non solo negli ambienti della Destra fascista si giustificavano le vergognose sconfitte dal Regio Esercito.

Fu un totale fallimento.

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Nel frattempo de Gaulle, nominato insieme ad altri cinque colonnelli generale di brigata a titolo provvisorio, assume il comando ad interim della 4 a divisione corazzata esistente solo sulla carta. Affrettatamente raduna il giorno 15 a sudest di Laon tre battaglioni di carri che lancia in un disperato contrattacco, riconquista qualche chilometro, fa un centinaio di prigionieri, ma viene ricacciato.

Il 24 maggio arriva ad Abbeville sulla Manica, poi si spinge su Boulogne e circonda Calais, infine arriva a Gravellines a 20 chilometri da Dunkerque. Durante tutte le operazioni il tempo è splendido come in Polonia, verrà battezzato das Hitler Setter. Rommel Tra i generali tedeschi Erwin Rommel, beniamino di Hitler, fu il più celebrato, sovrastando uomini come Manstein e Guderian. Nel gennaio torna al suo reggimento col grado di sottotenente. Finisce la guerra con il grado di capitano, ha 27 anni, entra nella Reichswehr, pur non essendo ufficiale di stato maggiore, per i quali esisteva una preferenza.

Rommel non accetta la sconfitta. Il 21 dicembre Rommel torna al suo antico reggimento di stanza a Weingarten. Nel luglio è colonnello, nel novembre comandante della Scuola di guerra di Wiener-Neustadt. Durante la campagna di Polonia ricopre la carica di comandante del Quartier Generale del führer ma non partecipa ai combattimenti. Il 15 febbraio , a 48 anni, con la benevolenza di Hitler, assume il comando della 7a divisione Panzer, di stanza a Godesberg sul Reno. È anagraficamente il più giovane comandante di una Panzerdivision , e quello nominato da minor tempo.

Rommel nel corso del primo conflitto mondiale aveva maturato e attuato una tattica che, eliminando i pesanti bombardamenti di artiglieria, prevedeva che piccole unità si infiltrassero nelle linee, tastando i punti più deboli, puntando in profondità su depositi, posti di comando batterie, centri telefonici, seminando il panico nelle retrovie.

Gli fu subito chiaro che la velocità di movimento, che era stata la palla al piede per gli Stosstruppen , diventava un moltiplicatore di forza ossia, per usare un termine inglese, un force enablers per la divisione Panzer.

Non è fortunato, deve districarsi fra ostacoli e fossati preparati dai Belgi ed in 3 ore percorre appena 6 chilometri. Alle ore 3 del giorno 13 Rommel arriva a Dinant.

Rommel è dappertutto, incita gli uomini e finalmente al tramonto i carri avanzano sui ponti gettati dai genieri che pagano un altissimo prezzo di sangue. Il giorno successivo il suo carro viene colpito e si rovescia in un fossato. Arriva a Onhaye a sera scacciandone i reparti nordafricani dopo accaniti combattimenti. A Flavion batte la 1a divisione corazzata del generale Bruneau in un breve combattimento. La divisione francese era in addestramento a Suippes a nord di Châlon. Allertata, si era divisa: i carri viaggiarono sui treni, il materiale rotabile per le strade.

Punto di riunione a chilometri a nord di Charleroi. Rommel punta poi su Philippeville, spronando i suoi uomini che crollano per la stanchezza e la mancanza di sonno. Il giorno 16 è quello della gloria. Attacca la continuazione della linea Maginot, distrugge la 18 a divisione del generale Duffet e la 4 a del generale Sancelme. Il giorno 18 ha un violentissimo scontro con corazzati francesi a Le Cateau.

Il giorno 19 è vicino a Marquion e dispone un attacco notturno verso Arras: i panzer sono ormai a 75 chilometri dal mare. Si scontra per la prima volta con gli Inglesi. Dopo aver respinto un pesante attacco di carri al comando del generale Martel mettendo in linea anche i cannoni antiaerei da 88 mm, arriva ad Arras, abbandonata da Gort.

Rommel attacca ancora il B. Il 14 giugno arriva a Le Havre. Cherbourg è raggiunta il giorno 19 Ha percorso chilometri, resterà un primato in tutta la campagna di Francia. Mi pare inevitabile un rapido crollo del nemico. A lui si arrendono, con Si metterà definitivamente in luce in Africa settentrionale.

La sua meritata fama venne ingigantita dalla propaganda che ne fece una figura prestigiosa. Altri lo considerarono un ottimo comandante in battaglia, ma carente per quanto riguarda la strategia e i problemi della logistica. Questi elementi facevano parte del bagaglio di ogni comandante. I con un armamento rinnovato. Segno della confusione dei tempi Gort, capo di Stato Maggiore imperiale, assume il comando del B.

La scelta fu effettuata in un burrascoso consiglio dei ministri il giorno della dichiarazione della guerra. Entrambi alle 19,30 furono presentati al re.

Ironside non durerà a lungo, nel maggio passerà al comando delle forze metropolitane sostituito dal generale Dill. Il 10 settembre partono da Bristol, Plymouth e Southampton i primi convogli per la Francia.

Il Comando viene sistemato a Habarcq a ovest di Arras.

Per inciso, alla stragrande maggioranza degli ufficiali superiori, vincitori o vinti, non si negava un titolo nobiliare. Potrebbero esserci anche altri cambiamenti. La forza iniziale della B. Sorgono i primi contrasti tra i capi. Gamelin, in accordo col generale Ironside, inquadra la B. Quando il 13 maggio le unità britanniche sono attaccate si comportano bravamente, mentre il fronte cede indietreggiano ordinatamente su posizioni già preparate.

Eppure è una notizia che non mi persuade completamente […]. Suo obiettivo salvare gli uomini anche contro gli ordini del suo governo che, a suo giudizio, non si rende conto della gravità della situazione. Il 25 maggio insiste con il generale Dill, il quale a sua volta per telefono persuade il governo. Il mattino successivo ha carta bianca. Il 21 maggio Weygand convoca a Ypres i comandanti delle grandi unità, Billotte partecipa alla riunione e ne spiega il contenuto a Gort ma, di ritorno al suo quartiere generale resta ucciso in un incidente automobilistico.

Il giorno successivo Blanchard, nuovo comandante del G. Nel naturale caos che si è creato Weygand il giorno 28 ordina a Gort di attaccare energicamente. Furono impiegate tra navi e altre imbarcazioni. Alle perdite si aggiunsero aerei distrutti o danneggiati.

Contemporaneamente, battelli di salvataggio dei transatlantici attraccati ai dock di Londra, rimorchiatori del Tamigi, panfili, pescherecci, chiatte e barconi di ogni sorta - qualunque scafo potesse riuscire utile per il reimbarco dalla spiaggia - furono mobilitati. Si occupa con energia a battere il passo e a gonfiare il petto come farebbe un campione da fiera.

William L. Shirer, reporter di classe nell’Europa degli orrori - unidev.info

Non vi è nemmeno il minimo spirito guerriero in Inghilterra oggi. La valutazione del diplomatico sullo spirito militare inglese alla luce dei successivi accadimenti non va commentata ma, secondo François Bédarida si adattava perfettamente allo spirito francese. Tra questi soldati vi erano quasi tutti i generali che diventeranno comandanti, sia pure con alterne vicende, dei futuri eserciti.

La Gran Bretagna è dinnanzi a un dilemma, uscita dal continente vuole che la Francia non esca dalla guerra. Il führer il 21 maggio, in un colloquio col Grande ammiraglio Raeder, aveva sostenuto che la guerra sarebbe stata ancora lunga.

Le perdite aeree cominciano ad avere un preoccupante aumento, entrano in azione i caccia di stanza nella Gran Bretagna. Ne approfittano i Tedeschi con una intensa propaganda. Gort non avrà più comandi di primo grado, passerà da Gibilterra a Malta e poi in Palestina. I Francesi lo ricordano come un uomo modesto, leale, disponibile, con il quale nella drôle guerre sono stati stabiliti ottimi rapporti.

A suo merito va la capacità di avere ben analizzato la situazione sul campo e di saper prendere immediate decisioni, disobbedendo anche agli ordini.

La campagna di Francia è un classico esempio di rapporti tra alleati. Fino a quando le cose vanno bene, ma sarebbe meglio dire non si mettono male, i rapporti reggono; quando sopravvengono difficoltà, sorgono particolarismi e si risvegliano interessi nazionali spesso contrastanti. Giugno De Gaulle incontra Weygand il primo giugno nel castello di Montry.

È palesemente sfiduciato, ritiene che, con la sconfitta nel territorio metropolitano, la Francia abbia perduto la guerra.

Le unità di rinforzo del settore erano state rastrellate per formare la linea Weygand. Weygand dispose una difesa a istrice: posizioni di resistenza disposte a scacchiera che dovevano incanalare, frazionare, logorare le forze attaccanti e dividere i carri dalla fanteria. Fuller, come Guderian, definisce tale risoluzione un suicidio per la mancanza di reparti corazzati per i necessari contrattacchi tra i vari capisaldi. Ma qualsiasi disegno operativo fosse stato applicato, la situazione era senza vie di uscita ed il problema non era risolvibile: non vi erano divisioni sufficienti per tenere tutto il fronte tra la Somme e la frontiera svizzera.

Si potevano schierare 71 divisioni, alcune solo di nome. La 3 a e la 4 a divisione corazzata hanno la metà dei carri, la 2 a , la 3 a e la 5 a D. Ogni divisione si schiera su un fronte di chilometri, è uno schieramento che farebbe inorridire i professori della Scuola di guerra.

La fuga delle popolazioni è massiccia, le strade sono intasate da torme di profughi, che vengono calcolati in otto milioni. Nessuno sapeva niente. Non vi era modo di alloggiarli. Tutte le strade erano bloccate. E, nonostante questo, evacuavano.

Da qualche parte, nel Nord della Francia, un tacco aveva sparpagliato un nido di formiche e ora le formiche erano in movimento. Senza panico. Senza speranza. Senza disperazione. Weygand ordina il ripiegamento generale e le divisioni tedesche si irradiano sul tutto il territorio. Il 7 giugno Weygand, con i Tedeschi a 70 chilometri da Parigi, invita il governo a chiedere un immediato armistizio e aggiunge che si rifiuta di condurre la guerra fuori del territorio metropolitano.

Ma è mio dovere dirvi che da questo momento i combattimenti dovrebbero cessare. La guerra è irrimediabilmente persa. Il giudizio è condiviso da tutti i comandanti delle grandi unità che il generale Georges ha riunito il 15 giugno. Alcuni comandanti di Regioni militari prendono tutte le disposizioni perché il materiale sia conservato in buon ordine per la consegna al nemico vittorioso.

A Rennes diverse centinaia di ufficiali, bagagli alla mano, attendono di arrendersi. Il 9 giugno, domenica, il governo si trasferisce a Tour. La guerra del duce. Corri alle armi e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio e il tuo valore!